Ettore Innocente
"Innocente espone oggetti che del quadro conservano solo il gancio di dietro. Il materiale usato è un laminato plastico ritagliato e imbullettato a costruire delle specie di scatole che includono forme sagomate di fiori, foglie, oggetti d’uso come grandi giocattoli. Il pezzo più bello è un librone appeso verticalmente alla parete, intitolato “Fratelli Fabbri”: la copertina e le quattro paginone di plastica bianca si possono sfogliare; vi sono riprodotti, tutti dal vero in plastica colorata e applicata, uno per pagina, un quadro di Burri, uno di Castellani, uno di Capogrossi, uno di Fontana: sotto non c’è scritto nulla e uno dei visitatori della mostra ha creduto fossero opere del pittore. Non si tratta solo di un oggetto pieno di garbata ironia – ma anche di un esempio della direzione in cui si stanno muovendo i giovani romani, quella di un’arte che, abbandonato il quadro di cavalletto e la scultura da piedistallo, costruisce oggetti con i più vari materiali e con i più vari simboli occupando lo spazio in un modo teatrale, in una sorta di spettacolo al quale partecipa anche il visitatore." (L'Espresso Sera, 14-05-1967)
